Giovanni Paolo II profeticamente è stato chiamato ad essere successore nella cattedra di Pietro in un periodo carico di fermenti e trasformazioni.  L’elezione di Karol Wojtyla ha reso discontinua una prassi secolare  maturata sull’immagine del Pontefice. Scegliere un Cardinale giovane di Santa Romana Chiesa ne ha rappresentato la freschezza e la vigoria, riproposta al mondo dal Concilio Vaticano II.
L’opzione del Cardinale polacco fu dettata dalla profonda sapienza ecclesiale: scegliere un rappresentante di una Chiesa martire, di un’umanità mortificata, espressione di un popolo con profonde radici cristiane. L’Est europeo si trovava nella cappa dell’ateismo e delle dittature, il modello pastorale dei Cardinali fu di mettere al centro del dibattito storico-culturale la problematica del rischio dei blocchi politici, sociali, economici, culturali, divisione che segnava la distanza tra le culture, tra le religioni, tra i popoli. In termini evangelici ha significato proporre il tentativo del percorso che dalla croce va alla Risurrezione. Un’indicazione nuova alla Chiesa ed al mondo: la figura di Karol Wojtyla presentava dunque lo spessore per sorreggere il compito del Romano Pontefice. La Provvidenza ha concesso un lungo periodo di Ministero, che ha completato una fase della storia. Egli è la luce orientale.
La scelta di Karol Wojtyla da parte dei Cardinali elettori è il frutto davvero maturo del Concilio Vaticano II: la Chiesa aveva provato un respiro veramente universale; aveva sperimentato il coraggio lucido della fede nella storia. Paolo VI, impostando il Sacro Collegio, delineò un volto internazionale della Chiesa.
Già l’elezione del Cardinale polacco è straordinaria ed inedita nel concitato evolversi degli eventi. Morto Paolo VI, il primo Conclave del post Concilio chiama al Soglio pontificio la mite figura di Albino Luciani. Giovanni Paolo I muore prematuramente. Dal nuovo conclave esce Papa Karol Wojtyla.

Guardare alla vita di Karol Wojtyla significa vedere la straordinaria esperienza del riscatto dell’umanità profondamente macchiata dalle vicende del XX sec. È l’icona dell’uomo del ‘900, ne ha vissuto gli orrori, ma soprattutto è espressione del desiderio di libertà, di speranza, di fiducia, di amore alla vita. Karol Wojtyla vive diverse esperienze che modellano una figura articolata, animata da strenua volontà e profonda fede: il dolore della perdita dei familiari, il senso di amicizia, la passione per il teatro rapsodico come espressione di grandi sentimenti, la preparazione clandestina al sacerdozio (come un seme), l’intenso legame con la natura, l’amor di patria. Elementi costitutivi della personalità del Papa, di cui tutto il suo Magistero ed il Pontificato ne portano l’impronta. Così è un esempio per tutti: laici e chierici.
Il suo Pontificato, iniziato in un mese mariano, è legato agli eventi di Fatima, che, letti alla luce cristiana, assumono un duplice significato: esperienza spirituale e storica. Maria appare a bambini, poveri, che sperimentano la sofferenza, l’incomprensione, che riportano le predizione della guerra, della sofferenza della Chiesa e della speranza. Le apparizioni di Fatima nel 1917 in qualche modo legano l’Oriente (le citazione della conversione della Russia) e l’Occidente (il Portogallo) in un messaggio universale che richiama l’intera umanità. Un Papa slavo supera pacificamente lo stallo della storia contemporanea.
La sua vita è legata alle grandi figure spirituali del Novecento, quali Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Nel 2000 proclama Beati contemporaneamente Pio IX e Giovanni XXIII. Ricuce così un lungo arco della storia ecclesiale: sono i Pontefici dei due Concili dell’era moderna. Il Concilio Vaticano I dota la Chiesa di nuove consapevolezze, ma la temperie storica non ne consentì la conclusione; il Concilio Vaticano II riprende la discussione sulla Chiesa dopo la lunga esperienza dei rivolgimenti dei sistemi politici, dello sviluppo tecnologico, dei tremendi fatti bellici. Viene proposta una santità che emerge in periodi difficili e complicati e rende chiaro il disegno di Dio nella storia.
Karol Wojtyla è protagonista delle trasformazioni dell’Est Europeo, della purificazione della memoria, del richiamo critico del capitalismo. Nell’ultima fase del Pontificato dimostra ancora al mondo la sua umanità fatta di sofferenza e debolezza in netto contrasto con l’estetica imperante.

È eletto nel 1978, l’anno dei due Conclavi.
Il decennio degli anni settanta è difficile in Italia e nel mondo intero: si sperimenta, dopo l’assestamento del Primo e Secondo dopo guerra, il fermento della contrapposizione dei due blocchi, della disuguaglianza sociale.
Il Pontificato di Giovanni Paolo II è una tappa importante della vita della Chiesa, chiude la serie di Papi del XX secolo, inaugurata da Leone XXIII, il Papa che costituisce il passaggio effettivo della Chiesa nella modernità. Un lungo cammino che ha portato la comunità ecclesiale ed il suo ruolo nella storia alla novità dei tempi.
Giovanni Paolo II conclude la fase del Novecento della Chiesa. A Tor Vergata, nel 2000, dice che all’inizio del secolo masse di giovani erano radunate per spingerle all’odio, oggi la vocazione dell’uomo sia per la pace.
È il primo Pontefice del dopo Concilio. Già il suo nome canonico, in continuità onomastica di Papa Luciani, il quale porta i nomi dei due predecessori, è il programma  del Pontificato: attuare il Concilio, che propone la Chiesa al Terzo Millennio. Il Concilio Vaticano II prepara la comunità ecclesiale a vivere la nuova era: questa missione è affidata consapevolmente a Giovanni Paolo II con le parole del cardinale Wyszynski, Primate di Polonia.

La frase nuova e inaugurale del Pontificato è “non abbiate paura”, che vista dalla prospettiva di fede e della profonda esperienza umana di Karol Wojtyla, è l’invito ad oltrepassare con coraggio l’ennesimo limite della storia. Giovanni Paolo II celebra l’anno giubilare: apre la porta, sosta e cammina verso il Terzo Millennio.
La grammatica di Karol Wojtila, nel desiderio di allontanarsi dagli spregevoli eventi, isolarli nella storia passata, senza però cancellarli dalla memoria – anzi li rende condivisi – ha sempre gli accenti dinamici del futuro: profezia, speranza. Egli parla di varcare, di prendere il largo, di sentinelle del mattino, di giovinezza. Invita l’umanità a rendersi consapevole della dignità della persona al di la del credo religioso o delle posizioni intellettuali. E per ottenere questa attenzione porta autorevolmente il Papato a livelli planetari, diffondendo il carisma petrino in ogni parte della Terra.  Con linguaggio personale parla di Dio all’uomo di oggi. Incontra la varia umanità di questo tempo, attira l’attenzione del mondo verso la povertà, dialoga con chi è diverso, rivendica il diritto di professare la fede non solo come esperienza intima, ma pubblica, rimanendo così coerente al suo essere uomo e cristiano. Ridisegna la geografia ecclesiale e dell’umanità: l’Est e l’Ovest, il Sud e il Nord. Sottolinea le contraddizioni e le potenzialità di una civiltà a tratti potente, avanzata e progredita, povera, emarginata, pericolosa, incurante del Creato.

Non sembra forzato considerare, seppur in estrema sintesi e con l’impegno di approfondire questo aspetto, il pensiero e le azioni del Pontificato di Giovanni Paolo II applicando la chiave di lettura degli ambiti del Concilio.
Lumen Gentium – la Costituzione sulla Chiesa – per dire il ruolo di mediazione della Chiesa (lungo regesto della produzione dottrinale); la natura comunionale delle chiese locali (visite pastorali, schema territoriale del Giubileo del 2000); il senso di popolo (gli incontri oceanici).
Gaudium et Spes – la Costituzione sul mondo – l’ecumenismo ed i viaggi apostolici, la memoria del passato, specialmente quello più funesto; l’incontro con le diverse culture, religioni.
Sacrosanctum Concilium – la Costituzione sulla liturgia – il senso profondo del trascendente e della dimensione mistica in una personalità caratterizzata da profondo realismo.
Dei Verbum – la Costituzione sulla Sacra Scrittura – proporre la presenza ed il progetto salvifico di Dio nel tempo della storia, ritornando ad un cristianesimo purificato (viaggio in Terra santa).
“La Chiesa è viva”, sono le parole di Benedetto XVI nella Messa inaugurale del suo pontificato. Il nome canonico Giovanni Paolo non è continuato – certamente per evitare paragoni e nostalgie – perché già questo tempo è nuovo: pone la Chiesa ad un grado zero, iniziato significativamente nel periodo della Pasqua del 2005. Giovanni Paolo II muore a quarant’anni dal Concilio … il tempo dell’esodo.
Massimo Muratore, Presidente Provinciale Azione Cattolica Italiana