Un ex consigliere comunale di Grotte, avrebbe contattato, attraverso due mafiosi, il boss, ora collaboratore di giustizia, Maurizio Di Gati, facendogli promettere 100 milioni delle vecchie lire, per eliminare fisicamente un avversario politico. Un piano, mai riscontrato dagli inquirenti, e soprattutto mai portato a termine, raccontato dallo stesso capomafia, ora pentito, in una delle decine di interrogatori resi ai pm della Dda di Palermo. Ma le dichiarazioni del pentito, indirette perchè Di Gati riferisce circostanze a lui raccontate da due mafiosi – Paolo Nobile e Totò Lombardo, quest’ultimo nel frattempo deceduto – non hanno neppure portato all’iscrizione nel registro degli indagati del presunto autore del progetto: Salvatore Caltagirone, peraltro mai eletto all’Ars. Il politico, appartenente ad An, salì sugli scranni di Sala d’Ercole per un breve periodo, nel 2001, subentrando al dimissionario Giuseppe Scalia, eletto nel frattempo a Montecitorio. Sempre secondo il racconto del collaboratore, che si disse da subito contrario al piano, l’avversario politico da eliminare doveva essere Giuseppe Infurna, anche lui di An, eletto all’Ars nel 2001.